Cibo del Futuro/Novel Food: Allevare Insetti

Caterina Peri nella vita alleva insetti ad uso alimentare, o per meglio dire sarebbe il suo grande sogno!
E’ laureata in Economia e Marketing del Sistema Agroindustriale Università di Bologna, attualmente frequenta il corso di Laurea Magistrale “Imprenditorialità e Qualità nel sistema Agroalimentare”, Università degli studi di Palermo
Per il momento alleva solamente un tipo di insetto che è Galleria mellonella, meglio conosciuta come Camola del Miele, e si diletta a sperimentare ricette culinarie con la partecipazione all’assaggiare di amici e conoscenti. Purtroppo niente di ufficiale e pubblico ancora, poiché la legislazione a riguardo è ancora in fase di approvazione.

Perché non fare qualcosa di più normale?
Crede fortemente che l’Entomofagia possa essere la chiave di volta per un futuro più sostenibile! Inoltre è una pratica molto più antica di quanto non si possa pensare. E’ ancora oggi prassi consolidata in molte parti del mondo infatti sono più di 2 miliardi le persone che oggi consumano insetti a scopo alimentare (food).

Se ci pensiamo non è poi una realtà così lontana dalla nostra cultura italiana, i nostri connazionali sardi sono soliti consumare il “Casu Marzu”, un formaggio che si mangia con delle piccole larve vive e che lo rendono molto più gustoso!

Cibo del Futuro, Novel Food
QUANTO COSTA ALLEVARE INSETTI?
Stime recenti indicano che la richiesta di alimenti di origine animale subirà un aumento del 70-80% entro il 2050 (FAO 2013). Inoltre, i cambiamenti climatici avranno un impatto negativo sui sistemi di produzione primaria quali l’agricoltura, l’allevamento, la pesca e l’acquacoltura. Ciò porterà ad una competizione crescente per le risorse naturali che saranno sempre più limitate nei decenni a venire. Per queste ragioni, è necessaria una profonda modifica nello sfruttamento e nella gestione delle risorse, che porti ad un loro migliore utilizzo, e alla creazione di sistemi di produzione e lavorazione più sostenibili, al fine di produrre più cibo con minori input, minore impatto ambientale e riduzione delle emissioni di gas serra.
La sfida, quindi, per la comunità scientifica nazionale e internazionale è quella di rendere possibile l’aumento della produttività alimentare per mezzo di sistemi alimentari sostenibili, per garantire un’alimentazione sana, sicura, sufficiente e dignitosa per ogni essere umano.
Una valida alternativa potrebbe essere rappresentata proprio dagli insetti.
Infatti sempre maggiore è l’attenzione da parte dei Paesi Occidentali nei confronti degli insetti per uso alimentare, considerati interessanti soprattutto per il loro elevato contenuto proteico, così come è stato enfatizzato anche a Expo 2015.
Nel 1885 Vincent M. Holt, convinto entomofago inglese, scrive un libro dal titolo molto provocatorio “Why not eat insects?” in cui si domanda perché la società occidentale si ostini a non considerare gli insetti, che oggi rientrano nella categoria “Novel Foods”, alimenti commestibili. L’autore argomenta in modo assolutamente logico il suo punto di vista tentando di demolire i pregiudizi contro questo tipo di alimento. Partendo dal ricordare che gli insetti sono costituiti delle stesse sostanze della carne normalmente consumata, Holt paragona questo alimento ad altri, non solo diffusi ma anche apprezzati e pagati a caro prezzo, come l’anguilla (definita lo spazzino del mare), il polipo, le seppie, le ostriche, senza tralasciare nemmeno lo “sporco” maiale, chiedendosi quali siano le basi del disgusto provocato dagli insetti. Afferma quindi che questi animali, considerati dannosi per l’agricoltura, potrebbero essere consumati per risolvere parte dei problemi di sottonutrizione del mondo contadino.
La FAO stima che, nel mondo, siano attualmente più di due miliardi le persone che consumano insetti (Fao 2013 “Edible Insect, future prospects for food and feed security”). Quest’abitudine si riscontra, obiettivamente, maggiormente all’interno di situazioni rurali, nelle quali l’ambiente in cui le popolazioni vivono non offre molte risorse, come in Africa, Sud-America e Asia.
Ma questa è la solo una parte di realtà. Infatti uno dei pregiudizi più comuni è pensare che coloro che consumano insetti lo fanno solo per necessità o mancanza di cibo. Ci sono, al contrario, anche Paesi, quali Cina, Giappone, Thailandia, Cambogia, Messico, in cui tale pratica avviene perché gli insetti sono considerati buoni, delle vere e proprie prelibatezze, come ad esempio le “uova” (in realtà si tratta di pupe) di formica messicane, rinominate infatti come “caviale Azteco”.
Non tutti sanno, poi, che in varie regioni italiane esistono formaggi, la cui commercializzazione è oggi vietata, colonizzati da insetti. Il più noto (ma non l’unico) è il “casu marzu” della Sardegna che viene lasciato colonizzare dalle larve di una mosca (Piophilia casei).
Ora, volendo tralasciare in questo articolo gli aspetti nutrizionali, di cui in letteratura si stanno svolgendo molti studi e approfondimenti, a livello aziendale qualcuno si è mai chiesto se allevare insetti è conveniente? Può un allevamento di insetti competere coi prezzi di mercato di altri allevamenti zootecnici?
L’allevamento degli insetti commestibili è una pratica piuttosto recente, poiché gli insetti utilizzati per l’alimentazione sono sempre stati prevalentemente raccolti in natura (Cappellozza, 2010). Allo stato attuale, scarsi sono gli allevamenti che possono considerarsi “a scala industriale”. Infatti, per poter definire un allevamento come “industriale”, bisogna adottare degli standard basati sulla produzione giornaliera, la concentrazione produttiva, la meccanizzazione e il contenimento dei costi.
Allo stato attuale, i sistemi di produzione di insetti commestibili su larga scala sono (contrariamente a quanto si può pensare) molto costosi. Meuwissen (2011) ha stimato che la produzione di larve di Tenebrio molitor (L.) (Coleoptera, Tenebrionidae) è circa cinque volte economicamente più onerosa di quella del pollo.
La scelta della specie di insetto assume una rilevanza particolare per determinare la possibilità di iniziare un allevamento di tipo industriale. Infatti, le specie d’insetti prescelte devono rispondere a requisiti fondamentali (Kok, 1983; Gon e Price, 1984) come per esempio avere una struttura sociale di tipo gregario, con eventuale possibilità di convivere con insetti di altre specie; non presentare competizione, né intraspecifica, né interspecifica; dal punto di vista alimentare avere un cibo facile da reperire e non mostrare cannibalismo. I risultati della ricerca sono stati calcolati allo scopo di ottenere il costo di produzione di 1 kg di larve di G. mellonella. Infine, il costo finale di produzione non tiene conto delle esternalità, quindi degli aspetti etico/ambientali ed eventualmente salutistici connessi all’allevamento della G. mellonella, che risultano di grande interesse in considerazione delle attuali problematiche di produzione sostenibile e cambiamento climatico.
Per maggiori informazioni:
caterinaperi93@gmail.com      http://www.facebook.com/caterina.peri

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